MARZIO BORSETTI

Marziantonio Borsetti nasce a Sacile (PN). Si stabilisce a Venezia dal 1985.
Si forma nell’ambiente artistico veneziano frequentando il Liceo Artistico di Venezia dove si diploma nel 1971.
I suoi maestri di pittura sono, analogamente ad Alida, alcuni degli artefici del “movimento spazialista”, come Edmondo Bacci e Gino Morandis nonché Armando Pizzinato.
Lo scultore Salvatore Messina, docente di plastica, gli trasmette la disciplina e la passione per la scultura.
Ha conseguito la laurea in architettura nel 1977; ha collaborato con studi di design e progettazione di complementi d’arredo. Dal 1983 insegna progettazione presso l’istituto del mobile e arredamento di Brugnera (PN).
Ha partecipato a mostre in veste personale e come art director di progetti, modelli e prototipi sviluppati con i suoi allievi, in particolare a palazzo Mantica (ed altre locations) di Pordenone, a palazzo Biglia-Flangini e nella ex chiesa di San Gregorio di Sacile (PN).
Ha partecipato come art director anche a numerosi concorsi nazionali e internazionali con i suoi allievi, con ottimi risultati e riconoscimenti (Milano, Roma, Belgrado).
Ha frequentato diversi corsi di perfezionamento di scultura su marmo a Carrara (nei luoghi dove Michelagelo Buonarroti scelse i blocchi) ed ha acquisito una notevole abilità nell’uso degli strumenti manuali e meccanici.
Le tematiche affrontate sono relative alla visione idealizzata della bellezza e del grottesco con predilezione per il figurativo, spesso molto stilizzato che più sente e gli permette di esprimere appieno la sua creatività.

Nel disegno cerca sagome e forme da riscoprire e reinventare con una sensibilità che lo porta ad una sintesi quasi astratta o a un naturalismo totalmente inventato, alla ricerca di un bello solo sognato e strettamente personale dove occhi, bocche e nasi sono quelli di possibili maschere per attori in una recita.

Nella pittura il colore è immateriale e la sostanza colorata sembra solo impregnare il supporto senza lasciare spessore.

Nella scultura troviamo un alternarsi di:
– Sagome sottili composte da fili (tondini metallici), tavolette precomposte, massello o multistrato imperniate, allacciate a formare delle innovative sculture mobili pieghevoli… i soggetti sono quasi sempre figurativi, molto sintetizzati e stilizzati.
– Blocchi di marmo che sembrano lavorati solo “quanto basta”, lasciando in vista i confini iniziali del materiale marmo prima dell’intervento scultoreo.
– Le sculture in Semirè (terracotta) mostrano tutta la felicità dell’artista nel lavorare un materiale che si lascia plasmare a piacimento con immediatezza. L’artista lascia in evidenza anche molte tracce delle fasi per la definizione della soluzione plastica. Anche la finitura grezza vuole sottolineare questa freschezza d’intenti.
I soggetti appartengono ad una realtà tutta inventata, ricercando nei soggetti un’estetica determinata, predisposta da… un “copione”.